Protesi in poliuretano: una valida alternativa nella mastoplastica additiva secondaria

19 ottobre 2015

La mastoplastica additiva è uno degli interventi maggiormente richiesti nell’ambito della chirurgia plastica estetica, desiderato per aumentare un seno di piccola taglia ma anche per ripristinarne  la forma e il volume modificatosi dopo gravidanza, allattamento o semplicemente mutato con il passare del tempo.

L’intervento  permette di migliorare l’aspetto estetico del seno, o correggere un’asimmetria, mediante l’inserimento di protesi in silicone, aumentandone il volume e migliorandone la forma.

La paziente che si sottopone ad una mastoplastica additiva deve sempre essere informata dal proprio chirurgo che qualunque materiale introdotto nel corpo umano scatena nell’organismo una reazione da corpo estraneo.

Anche le protesi mammarie quindi, benché costituite da silicone, materiale biocompatibile per eccellenza, una volta impiantate vengono circondate da una sottile pellicola fibrosa che le isola dal resto del’organismo e solitamente  le stabilizza nella posizione corretta.

In alcuni limitati casi questa reazione può essere tale da portare alla formazione di una capsula molto spessa e rigida che costringe la protesi mammaria, fenomeno definito  contrattura capsulare.

Le protesi mammarie contratte appaiono dure al tatto e dislocate conferendo al nuovo seno un aspetto innaturale.

In tutti questi casi sarà indicata la rimozione della protesi e la sua eventuale sostituzione.

Questi casi possono essere trattati con successo mediante l’utilizzo delle protesi in poliuretano. Nello specifico gli impianti in poliuretano sono protesi mammarie in silicone il cui involucro esterno è fatto in poliuretano.

Hanno il vantaggio di causare una minore reazione pericapsulare, il processo contrattile cicatriziale che avvolge qualsiasi tipo di protesi.

L’incidenza di contrattura capsulare dopo un intervento di mastoplastica additiva  è nettamente inferiore negli impianti rivestiti in poliuretano se paragonato all’uso di impianti a superficie lisci o testurizzata e tale vantaggio persiste sino a dieci anni dopo l’impianto.

La capsula prodotta dall’impianto in poliuretano presenta una differente architettura e composizione cellulare rispetto alle capsule prodotte dagli altri tipi di impianti con una minore concentrazione di fibre collagene la quale determina meno fibrosi e quindi meno probabilità che si verifichi una contrattura capsulare.

Sono invece caratteristiche distintive di queste protesi la naturalezza del risultato estetico, la morbidezza al tatto ed il basso tasso di complicanze che compensano ampiamente le maggiori difficoltà di impianto e ne giustificano il loro uso,  sia nella chirurgia ricostruttiva che estetica della mammella.

LE PROCEDURE PIÙ RICHIESTE
Palpebre
L’intervento chirurgico di blefaroplastica elimina l’eccesso di pelle dalle palpebre superiori ed inferiori e rimodella il tessuto adiposo secondo le specifiche necessità del caso.
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Liposcultura
Con il termine liposcultura si indica una tecnica chirurgica che consiste nell’asportazione di grasso da precise aree corporee in cui è in eccesso, nel conseguente rimodellamento di queste ultime in termini di proiezione, di rotondità e di tonicità e nella eventuale reintroduzione di piccole quantità dello stesso grasso, dopo opportuno trattamento, in determinate aree del corpo nelle quali è carente.
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Aumento seno
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